Progetto di pari opportunità con laboratori di idraulica e manutenzione edilizia per le donne

Presentato questa mattina a Palazzo Frizzoni “RespectArtilab – Laboratorio dell’abitare”, progetto che nasce con l’obiettivo di diffondere e valorizzare la cultura della consapevolezza e del rispetto di genere, rivolto alle donne in generale e a coloro che vivono situazioni di disagio sociale e conflittualità familiare in particolare.

Giovani Imprenditori Confesercenti

Finanziato dal bando regionale “Progettare la parità in Lombardia 2016”, il progetto vede come capofila il Comune di Bergamo in partnership con l’Associazione Aiuto Donna, l’Associazione Arcilesbica, la Cooperativa Sociale Il Pugno Aperto di Bergamo, Imprese&Territorio, i Movimenti Giovani e Donne di Confartigianato Imprese Bergamo e l’Ordine degli Architetti di Bergamo.

Aiuto Donna Oliana Maccari

Aiuto Donna Foto Oliana Maccari destra

L’iniziativa prevede 5 incontri, tra il 4 febbraio e il 7 marzo, sul tema dell’abitare e dello spazio domestico come luogo dell’identità e del benessere vi saranno momenti di riflessione insieme a una psicologa di Aiuto Donna, interventi sugli stereotipi e sulla consapevolezza di genere, presentazioni sulla progettazione e il disegno dello spazio domestico.

A completamento della parte teorica ci saranno dei laboratori pratici che verteranno su cinque mestieri artigiani legati all’abitare (manutenzione edilizia, impianti idrici e sanitari, impianti elettrici, lavori da imbianchino e decoratore, lavori di tappezzeria e tende), appuntamenti tenuti da imprenditrici artigiane professioniste aderenti al Movimento Donne di Confartigianato Imprese Bergamo: le partecipanti potranno conoscere tutti i trucchi e le regole per piccoli interventi di manutenzione, oltre a tutti i consigli pratici sui rapporti con il datore di lavoro o con i clienti. Le imprenditrici coinvolte sono: Alba Chiodelli, Manuela e Daniela Crotti, Chiara Mister, Chiara Moro, Cristina Porrati, Carmela Altomare e Alessandra Zinesi, capitanate dalla presidente del movimento Rita Messina Moretti, con la collaborazione, per il laboratorio edile, di Marzia Vignes di Arcilesbica.

L’iniziativa prevede anche la realizzazione di un corso di aggiornamento obbligatorio sulla formazione alla sicurezza di 20 ore, destinato ad artigiani e tenuto da una docente, durante il quale verranno anche affrontati i temi del machismo e degli stereotipi di genere nelle attività artigiane, nonché l’importanza del riconoscimento delle professionalità femminili nei luoghi di lavoro storicamente abitati da uomini. RespectArtilab è un progetto nel quale l’Amministrazione crede molto, perché i temi della cultura di genere sono ancora molto attuali” ha dichiarato l’Assessore alla coesione sociale Maria Carolina Marchesi . Siamo contenti che tante realtà abbiano voluto apportare il loro contributo, ciò dimostra che il tema è sentito trasversalmente e non solo dagli addetti ai lavori che se ne occupano in modo specifico. L’Amministrazione è molto impegnata in questo senso e ha in passato promosso iniziative volte alla sensibilizzazione sui temi di genere. Non è da dimenticare, infine, il lavoro del Consiglio delle Donne, costituito dalle donne elette nel Consiglio comunale e da rappresentanti di gruppi e associazioni del territorio che abbiano un interesse nella questione. La discriminazione di genere non si risolve solo con l’assistenza psicologica, attraverso il parlato e l’ascoltato, ma deve essere concretamente combattuta attraverso la trasmissione di competenze – spiega il presidente del Movimento Giovani Imprenditori di Confartigianato Imprese Bergamo Diego Armellini. La competenza limita la dipendenza, crea più autonomia e maggior sicurezza ed autostima. Le nostre Donne Artigiane “con i pantaloni” sono l’esempio più evidente di quanto lo stereotipo professionale di genere debba ormai congedarsi. Avete mai riflettuto sul valore aggiunto professionale e sociale di una donna capo-cantiere? Di una donna meccanico? E di una idraulico? “Le imprenditrici artigiane – aggiunge la presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Bergamo Rita Messina Moretti si sono volute mettere in gioco per dare un segnale forte di quanto una donna possa vivere, anche nei luoghi di lavoro, con assoluta indipendenza e intraprendenza, al pari di qualunque altro essere umano. Sembra un messaggio scontato, ma in un mondo in cui ci sono Paesi che pensano di depenalizzare la violenza domestica, è ancora più importante rimarcare questo messaggio di rispetto e parità tra tutti gli esseri umani. Siamo orgogliose di questa iniziativa – ha sottolineato l’architetto Sandra Marchesi, consigliera referente del Gruppo di lavoro «Archidonne» dell’Ordine degli Architetti di Bergamo insieme a Chiara Raffaini, Laura Sonzogni, Caterina Pilar Palumbo, Lucia Oberti e Tamara Taiocchi . Il grande lavoro di squadra tra assistenti sociali, psicologhe, artigiane, volontarie delle associazioni e colleghe ha infatti portato a questo primo “Laboratorio dell’Abitare” pensato per dare benefici concreti alle allieve: un percorso elaborato per dare strumenti utili a eseguire piccoli interventi di manutenzione e per introdurre le partecipanti alle professioni legate al mondo dell’edilizia. Come architetti, abbiamo proposto di concentrare il tema sugli spazi domestici, cercando di trasmettere le basi necessarie per ripensare una casa funzionale e accogliente, nella consapevolezza che la casa è il luogo per antonomasia dove ci si sente bene».

“Il contributo di Arcilesbica Bergamo nei laboratori pratici di questo sfidante progetto è orientato alla necessità di smontare pregiudizi e stereotipi, culturalmente ereditati, sui ruoli delle donne nella nostra società dentro e fuori il lavoro. La difficile e mai definitiva conquista di un posto comodo nel mondo per noi donne e lesbiche dice la presidente Cristina Parisi ci fa abitare questo progetto come un’opportunità ulteriore di promozione e di valorizzazione dei linguaggi, dei luoghi e degli spazi che raccontano, e quindi fanno esistere, il potere del femminile.”

“Il centro antiviolenza Aiuto donna, dichiara la presidente Oliana Maccarini che quotidianamente incontra donne impegnate nella “manutenzione straordinaria” di una relazione che le fa soffrire e sono desiderose di trovare pace. Il processo di svolta avviene quando la donna rimette se stessa al centro e prende possesso dei suoi spazi fisici e psicologici. Acquisire competenze gestionali, di autonomia anche nel pratico e concreto di una casa può facilitare il superamento della paura, del senso di inadeguatezza, il dubbio di non farcela da sola. Per ogni donna la liberazione inizia dalle piccole cose,  è un lungo percorso che richiede tempo ed un forte investimento di energie. Il senso di responsabilità richiama anche “noi” la società civile a fare in modo che non vi siano blocchi e pregiudizi lungo il percorso di uscita dalla violenza. Ciò può avvenire come è accaduto in questo progetto se lavoriamo insieme , perché la violenza maschile sulle donne è un problema culturale, sociale e non è riconducibile al singolo cittadino.”

Cosa ne pensi?

commenti