Fiera San Giuseppe, la rete “cibo e identità locale” in piazza a Gandino

Gandino la Festa di San Giuseppe è contrassegnata dalla cerimonia di consegna del seme di mais Spinato per la prossima semina primaverile. Quest’anno tra le varie iniziative è prevista la presentazione pubblica della rete “Cibo e identità locale”.

 Di cosa si tratta?

Gandino,  oltre che promuovere reti di mais antichi,  da qualche anno è in contatto con altre località lombarde che stanno seguendo percorsi simili a quello del mais spinato che si tratti di cereali, ortaggi, vino o formaggi. Si tratta di esperienze di valorizzazione di produzioni agroalimentari, radicate nella memoria collettiva in funzione non di rievocazioni nostalgiche o di “piccoli business”, ma di  una tensione alla “rigenerazione comunitaria”. Si punta ad un risveglio culturale ma anche ad iniziative di aggregazione senza disdegnare le occasioni di “nuova economia” attraverso l’attivazione circuiti locali e proposte di turismo “dolce”. Immancabilmente tutte le esperienze in questione presentano importanti risvolti ecologici (tutela di biodiversità, ripristino di paesaggi). Se non fosse aggettivo ormai usurato si sarebbe tentati di definire queste esperienze come “virtuose”. Di certo sono vive, dinamiche, gioiose, coinvolgenti. Anche quando, come è inevitabile, dietro la facciata vi sono anche contaddizioni e conflittualità.

Mais spinato Gandino

Nel 2015 è uscito il volume “Cibo e identità locale” edito dal Centro studi valle Imagna che ha raccontato sei di queste esperienze, cercando anche di mettere a fuoco cosa hanno in comune, di quali potenzialità siano portatrici, quale modello possano rappresentare per altre realtà.  Quali erano le sei realtà? Oltre a Gandino con il suo mais Spinato c’era Gerola alta (nelle Orobie valtellinesi) con il Bitto storico, Teglio, capitale del pizzocchero, con il grano saraceno della varietà locale, Brescia con il vigneto Capretti e il relativo vino (il più grande vigneto urbano d’Europa), Corna Imagna con lo stracchino all’antica, Mezzago (Brianza) con l’asparago rosa.

Michele Corti

Michele Corti, ruralista

Queste sei realtà non sono state “oggetto” ma “soggetto” di studio. C’è stato un dialogo, una vera partecipazione e ciò spiega perché il “dopo ricerca” ha dato frutti. Il gruppo di lavoro (Sergio De La Pierre, sociologo; Michele Corti, ruralista; Stella Agostini, architetto esperta di architettura e patrimonio rurale) era già immerso nella realtà di alcuni dei casi studiati, era già famigliare con i protagonisti e le problematiche locali.  Va anche detto che non è stato difficile costruire una ricerca “dall’interno”, una ricerca corale e partecipata anche perché  chi  lavora per sviluppare azione locale è oggi ben consapevole degli obiettivi che si prefigge e dei significati spesso “globali” di quello che sta facendo. Così non è difficile per le esperienze locali raccontarsi e dare significato a quello che fanno.

Cibo e identità locale

Nel complesso il libro è  servito alle sei realtà a capirsi meglio e le ha incoraggiate non solo a proseguire nei loro percorsi ma anche a conoscersi fare rete tra di loro. E’ stato bello e interessante per 4 di esse ritrovarsi insieme ad una Festa dell’agricoltura in Provenza “trascinate” da uno dei partner (Mezzago) che aveva un gemellaggio con la località del sud della Francia. Da questa prima esperienza di rete sono nati diversi contatti tra le singole località anche con scambi di visite. L’esperienza della ricerca ha contaminato anche altre realtà oltre alle sei iniziali. A Nova milanese, un paese molto cementificato, il locale Ecomuseo, incoraggiato anche dai consigli di quelli di Gandino, si è ripreso a seminare il mais Maranello per produrre l’antico pan gialt (un pane di mistura con farina di segale e di mais).

A novembre a Teglio si è presa la decisione di indire una riunione a Gandino per l’11 gennaio. La riunione, che ha visto l’ingresso ufficiale di Nova milanese nel circuito, è stata articolata su 4 commissioni di lavoro. Si è deciso di approfittare di ogni sagra organizzata dalle 7 località per presentare la rete (e i suoi prodotti) e per trattare temi di interesse comune. La prima occasione è stata quella della Festa di San Giuseppe (con bis a Gandino). E così è stato.

Fiera di San Giuseppe

Fiera di San Giuseppe

Domenica 6 al mattino si riuniranno i rappresentanti delle 7 località (ogni “delegazione è composta da produttori, rappresentanti dell’amministrazione comunale e della “società civile”, ovvero associazioni, pro loco, ecomusei ecc.). Definiranno le regole interne e quelle di “ammissione” (la rete è aperta ma è giusto stabilire dei criteri) oltre che il nome (“Cibo e identità locale” è una denominazione provvisoria che riprende il titolo del libro). Al pomeriggio alle 15 nella Sala della Biblioteca comunale in Piazza della Vittoria a Gandino tutto quanto prodotto dalla rete, a partire da un Manifesto con esposti i principi su cui si basa, sarà presentato al pubblico.

I promotori si augurano che convengano per l’occasione anche protagonisti di altri casi di valorizzazione di sistemi agroalimentari locali in modo da far crescere la rete e aumentarne la visibilità e la presenza (sono annunciate già nuove presenze dalla stessa valle Seriana  e anche da altre provincie) . La rete è una rete aperta (campanilismi, invidie e gelosie devono rappresentare acqua passata), aperta a tutte le plaghe della Lombardia (oltre no perché verrebbe meno il contatto diretto, che è essenziale per la crescita di un’aggregazione dal basso).

Gandino si conferma con questa iniziativa un centro propulsore di eccezionale dinamismo sui temi del cibo. Anche tra gli altri partner, però, vi sono “motori di iniziative” e di idee molto attivi, e gli sviluppi della rete possono essere imprevedibili.

              Michele Corti

 

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