Dialetto Bergamasco – Ol frècc

Forse ci stiamo lasciando alle spalle il freddo inverno, ma non è detta l’ultima parola perché, nonostante la “scassàda del Zenèrù”, i colpi di coda del freddo proveniente della Russia, dall’Artico o da qualsiasi altra parte sono sempre in agguato. Allora mi è venuto in mente di raccogliere alcune delle affermazioni dialettali che si riferiscono al freddo, “ol frècc”.
Di freddo come di caldo ce ne sono di diversi tipi.

Freddissimo

C’è “ol frècc de làder” freddo da ladro, oppure “ol frècc vaca” letteralmente, freddo vacca, nel senso si freddo esagerato. Che dire poi del “frècc de cà”, freddo cane e del “frècc che pìa”, freddo che morde, quello che veramente pizzica. Altre versioni animaliste sono: “frècc de bèstia”, freddo da bestia, forse perché indegno per un cristiano e un’altra affermazione ancora abbastanza frequente è quella del “frècc de l’ostrèga”, freddo dell’ostrica, non è dato sapere il rapporto fra le ostriche e il freddo!
Ma la fantasia popolare si è sbizzarrita anche col “frècc del diàol”, freddo del diavolo che, in verità dovrebbe avere solo “ol còld del diàol”, il caldo del diavolo, in quanto “al par che a l’inferno, al gà sabe i fiàme” (pare che all’inferno ci siano le fiamme), ma il nostro sommo poeta Dante ha ficcato dei dannati anche nel ghiaccio di un girone frigorifero, e potrebbe quindi esserci anche questo tipo di freddo.
Per assurgere alle alte sfere celesti, e per i devoti, ecco “ol frècc de Dio” e “ ol frècc de la Madòna”!
Che dire, dopo tutte queste varietà di freddo che la nostra misera condizione umana deve annualmente sopportare, è quanto mai opportuno invocare S. Benedetto che il 21 marzo dovrebbe portare la primavera.

A presto!

Giuliano Todeschini

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